Olio EVO artigianale: come riconoscere un olio di qualità e come usarlo
L’olio extravergine di oliva è uno degli ingredienti più usati in cucina, eppure è anche uno dei più fraintesi. Cosa significa EVO? Quali sono le differenze tra l’olio EVO e l’olio d’oliva “normale”? Come si riconosce un olio di qualità da uno scadente? E soprattutto, come si usa al meglio in cucina? Oggi rispondiamo a tutte queste domande, dalla teoria ai consigli pratici, con un occhio di riguardo per chi vuole fare scelte consapevoli e sostenibili.
Cosa vuol dire Olio EVO?
EVO è l’acronimo di Extra Vergine di Oliva. Non è un marchio, non è una marca: è una categoria merceologica regolata per legge dall’Unione Europea che definisce il livello qualitativo massimo per l’olio d’oliva.
Per essere classificato come extravergine, un olio deve rispettare due condizioni fondamentali: essere ottenuto dalla spremitura meccanica delle olive (senza uso di calore o solventi chimici) e avere un’acidità libera inferiore allo 0,8%. Più il valore di acidità è basso, migliore è la qualità dell’olio.
Olio EVO e olio extravergine d’oliva: c’è differenza?
No, sono la stessa cosa. EVO è semplicemente l’abbreviazione comune di extravergine di oliva. Le denominazioni sono usate in modo intercambiabile su etichette, menu e ricette, indicano esattamente lo stesso prodotto.
Che differenza c’è tra olio EVO e olio d’oliva?
Esistono tre categorie principali di olio d’oliva, con caratteristiche molto diverse.
1. Olio extravergine di oliva (EVO): si ottiene esclusivamente dalla spremitura meccanica a freddo delle olive, senza processi chimici. È la qualità più alta di olio d’oliva e deve avere un livello di acidità inferiore allo 0,8%.
2. Olio vergine di oliva: anche questo viene prodotto tramite spremitura meccanica delle olive, ma con parametri qualitativi meno rigidi dell’EVO. La sua acidità può arrivare fino al 2%.
3. Olio di oliva: è un olio ottenuto dalla miscela di olio di oliva raffinato e una piccola quantità di olio vergine. Questo processo permette di migliorarne il sapore e il colore. L’acidità generalmente non supera l’1%.
L’olio raffinato, usato nella categoria “olio di oliva semplice”, viene trattato chimicamente per correggere difetti di odore, sapore e acidità. Il risultato è un olio neutro, stabile ma privo dei polifenoli e delle proprietà benefiche tipiche dell’extravergine.
Perché preferire l’olio extravergine d’oliva?
Non è solo una questione di gusto. L’olio EVO contiene una concentrazione elevata di polifenoli (antiossidanti naturali), vitamina E e acidi grassi monoinsaturi, in particolare l’acido oleico, che lo rendono uno degli alimenti più studiati per i suoi effetti positivi sulla salute cardiovascolare e sull’infiammazione.
Come riconoscere un olio EVO di qualità?
Gli oli che si definiscono extravergini hanno qualità molto diverse tra loro. Ecco i segnali a cui prestare attenzione.
- Data di raccolta: cerca la campagna di raccolta (es. “ottobre 2025”), non solo la scadenza. Un olio fresco è un olio migliore: i polifenoli si degradano nel tempo.
- Origine tracciabile: deve indicare chiaramente il Paese (o meglio la regione) di produzione delle olive. “Miscela di oli comunitari” è un segnale di scarsa qualità.
- Bottiglia scura: la luce degrada i polifenoli. Un olio di qualità viene confezionato in vetro scuro o latta, non in plastica trasparente.
- Spremitura a freddo: indica che le olive sono state lavorate sotto i 27°C, preservando aromi e proprietà nutritive.
- Odore fruttato: un buon EVO deve profumare di oliva fresca, erba, pomodoro o mandorla, mai di rancido, muffa o aceto.
- Piccante e amaro: il retrogusto leggermente amaro e piccante (in gola) è un segnale positivo: indica un alto contenuto di polifenoli, non un difetto.
L’olio EVO Agricola Guidi
Il nostro olio extravergine di oliva nasce dagli uliveti di collina della Romagna Forlivese, coltivati nel rispetto dei ritmi naturali delle piante. La spremitura avviene in tempi brevi dopo la raccolta manuale, per preservare l’acidità bassa e il profilo aromatico fruttato tipico delle nostre colline. Come per tutta la nostra produzione, il 100% dell’energia elettrica che la Società Agricola Guidi di Roncofreddo utilizza per realizzare e confezionare i prodotti proviene da fonti di energia rinnovabile*.
FAQ: domande frequenti sull’olio EVO
Qual è l’olio EVO migliore?
Non esiste una risposta universale: dipende dalla cultivar (varietà di oliva), dal territorio, dall’anno di raccolta e dal metodo di estrazione. In generale, un olio di alta qualità ha acidità sotto 0,3%, data di raccolta in etichetta, origine geografica precisa e viene conservato in vetro scuro o latta. Meglio ancora se prodotto da un’azienda agricola con filiera diretta e tracciabile.
Quale olio è il più sano da mangiare?
L’olio EVO è considerato dalla comunità scientifica uno degli oli alimentari più salutari disponibili, grazie all’alto contenuto di acido oleico, alla ricchezza di polifenoli antiossidanti e alla sua stabilità al calore. La dieta mediterranea, che lo usa come grasso principale, è associata a una riduzione del rischio cardiovascolare.
Come prendere l’olio d’oliva per la stitichezza?
Il metodo tradizionale più diffuso prevede un cucchiaio da cucina di olio EVO a stomaco vuoto al mattino, eventualmente con qualche goccia di limone. L’effetto lassativo lieve è dovuto alla capacità dell’olio di stimolare la produzione di bile e di lubrificare l’intestino. Non sostituisce una dieta ricca di fibre e una buona idratazione, ma può essere un valido aiuto occasionale.
L’olio EVO è sempre italiano?
No, olio EVO indica solo una categoria qualitativa, non l’origine geografica. Esistono ottimi oli extravergini spagnoli, greci, tunisini e di altre zone del Mediterraneo. Per sapere se un olio è italiano (o romagnolo), bisogna leggere l’etichetta e verificare che l’origine delle olive sia esplicitamente indicata come italiana. Attenzione alle diciture vaghe come “miscela di oli comunitari”.
FONTI:
Normativa Europea sull’Olio Extravergine
*studio condotto da Spin Life s.r.l. Spin-Off dell’Università di Padova
Come pulire i carciofi: guida passo dopo passo
I carciofi sono tra i protagonisti indiscussi della primavera romagnola, eppure in molti li evitano per un motivo semplice: non sanno come pulirli senza sprecare metà del prodotto. Oggi siamo qui per darti una soluzione semplice: una guida in cui ti spieghiamo tutto quello che c’è da sapere, dal coltello giusto all’acqua acidulata, dalla barbetta interna ai benefici per la salute. Vedremo come pulire i carciofi passo dopo passo, quali strumenti utilizzare e alcuni consigli utili per conservarli e cucinarli al meglio.
Di cosa hai bisogno prima di iniziare
Prima ancora di toccare il carciofo, prepara tutto il necessario. Avere tutto a portata di mano fa la differenza tra una pulizia fluida e un lavoro frustrante.
Il coltello ideale per pulire i carciofi è lo spelucchino (o coltellino da sbucciare): una lama corta, appuntita e precisa che ti permette di togliere le foglie esterne dure, rifilare il gambo e scavare la barbetta interna senza perdere polpa preziosa. Evita coltelli troppo grandi: rischieresti di tagliare via più del necessario.
Oltre allo spelucchino, ti serviranno:
- una ciotola capiente con acqua fredda e succo di limone per evitare che i carciofi anneriscano durante la pulizia
- un tagliere stabile
- un cucchiaino o uno scavino per rimuovere la barbetta interna (il “fieno”) senza rovinare il cuore del carciofo.
Come si puliscono bene i carciofi passo dopo passo
La pulizia del carciofo richiede meno tempo di quanto si pensi: bastano pochi minuti a carciofo, una volta presa la mano.
1. Rimuovi le foglie esterne più dure
Piega e stacca le foglie verde scuro finché non arrivi a quelle più chiare e tenere. Non avere paura di toglierne parecchie: le foglie coriacee non si ammorbidiscono in cottura.
2. Taglia la punta superiore

Con il coltello taglia via circa 2–3 cm dalla cima del carciofo, eliminando le punte spinose delle foglie rimaste.
3. Rifila il gambo
Taglia la parte finale del gambo e, con lo spelucchino, sbuccia la parte esterna del gambo rimasto: all’interno è più tenero e saporito della foglia stessa, non buttarlo.
4. Togli la barbetta interna
Apri leggermente il carciofo con le dita e usa un cucchiaino per raschiare via il “fieno” (barbetta) che trovi al centro, vicino al cuore. Questo passaggio è fondamentale: la barbetta è fibrosa e non commestibile.
5. Immergilo subito in acqua e limone
Non aspettare: a contatto con l’aria si ossida rapidamente.
Perché si toglie la barbetta dei carciofi?
La “barbetta” (chiamata anche fieno o barba) è la parte interna che, se lasciata, risulta fastidiosa in bocca durante la masticazione. Rimuoverla rende il carciofo più gradevole da mangiare e valorizza il sapore del cuore, che è la parte più pregiata del carciofo.
Perché mettere i carciofi in acqua e limone?
Questa è forse la domanda che ci viene fatta più spesso. La risposta è semplice: il carciofo, come la mela o la patata, contiene enzimi che reagiscono all’ossigeno e fanno annerire la polpa. L’acido citrico del limone inibisce questa reazione, mantenendo il carciofo chiaro e dall’aspetto fresco.
Quanto tempo si lasciano in acqua e limone? Puoi tenerli immersi anche per 30–40 minuti senza problemi, il tempo che ti serve per pulire il resto e preparare gli altri ingredienti. Più di un’ora, invece, rischi di ammorbidire troppo la polpa.
I benefici del carciofo: fa davvero bene alla salute?
Il carciofo è uno degli ortaggi più ricchi di proprietà benefiche. Ecco perché vale la pena includerlo spesso nella propria alimentazione. La cinarina, sostanza presente nelle foglie, supporta la funzione epatica e aiuta la digestione dei grassi. È tra gli ortaggi con il più alto contenuto di antiossidanti, utili per contrastare l’invecchiamento cellulare, e le sue fibre favoriscono la digestione riducendo anche il gonfiore addominale. Per di più, il carciofo è perfetto per le donne in gravidanza: è ricco di acido folico, fondamentale nel primo trimestre per lo sviluppo del sistema nervoso del feto.
Una piccola precisazione: il carciofo può interferire con alcune condizioni particolari. Chi soffre di calcoli biliari o allergie alle Asteraceae (la stessa famiglia della camomilla) dovrebbe consultare il proprio medico prima di consumarlo in grandi quantità.
I carciofi Guidi

I carciofi che trovi a marchio Guidi appartengono alla varietà Exploter, raccolta nei campi romagnoli tra marzo e aprile. Sono apprezzati per la loro straordinaria versatilità in cucina, ottimi sia crudi in pinzimonio che cotti in padella, fritti, gratinati o trasformati nel nostro trito di carciofi. Una coltivazione nel rispetto dell’ambiente: nel realizzare i propri prodotti, la Società Agricola Guidi di Roncofreddo utilizza solo energia elettrica proveniente da fonti di energia rinnovabile*.
FAQ: domande frequenti su come pulire i carciofi e sul loro consumo
Come pulire facilmente i carciofi senza sporcarsi le mani?
Il succo del carciofo macchia le mani di nero. Il trucco è indossare guanti da cucina durante la pulizia, oppure strofinare le mani con mezzo limone subito dopo. In alternativa, ungiti le mani con un filo d’olio prima di iniziare.
Il carciofo fa male al fegato?
Assolutamente no. Anzi, è vero il contrario. Il carciofo è tradizionalmente noto come un alleato del fegato, non un nemico. La cinarina in esso contenuta stimola la produzione di bile e aiuta il fegato a smaltire i grassi più efficientemente. Ovviamente, come tutto, va consumato in quantità ragionevoli.
I carciofi fanno bene in gravidanza?
Sì, sono un ottimo alimento in gravidanza: sono ricchi di acido folico (vitamina B9), fondamentale soprattutto nel primo trimestre, e di ferro, potassio e fibre. Vanno consumati ben cotti se c’è preoccupazione per la sicurezza alimentare, e in quantità moderate per chi ha una digestione sensibile.
Quanto tempo si possono conservare i carciofi puliti in acqua e limone?
Al massimo 30–40 minuti a temperatura ambiente, oppure fino a 24 ore in frigorifero (in un contenitore chiuso con l’acqua acidulata). Oltre questo tempo la polpa tende ad ammorbidirsi e perdere consistenza.
Il carciofo sgonfia la pancia?
In parte sì. Le fibre solubili del carciofo favoriscono il transito intestinale e la cinarina ha un effetto digestivo che può ridurre il senso di gonfiore dopo i pasti. Attenzione però: in chi ha l’intestino irritabile, le fibre dei carciofi possono inizialmente aumentare i sintomi. Meglio introdurli gradualmente.
Come si toglie l’amaro dal carciofo?
L’amaro del carciofo si concentra soprattutto nelle foglie esterne (che si rimuovono) e nella barbetta interna (che si elimina). Se il carciofo è fresco e di buona qualità, il cuore pulito ha un sapore dolce e delicato. Per attenuare ulteriormente l’amaro in cottura, puoi sbollentarli qualche minuto in acqua salata prima di procedere con la ricetta.
FONTI:
*studio condotto da Spin Life s.r.l. Spin-Off dell’Università di Padova
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1756464620301614
https://www.verywellhealth.com/are-artichokes-good-for-you-11870340
https://www.oliocarli.it/magazine/tesori-di-gusto/come-pulire-i-carciofi
Carciofi Exploter: versatilità e gusto sulla tua tavola di primavera
Aprile è il mese in cui la natura si risveglia. Le giornate si allungano, le temperature aumentano, i colori cambiano e i nostri campi romagnoli cominciano a rifiorire. A cambiare è anche la nostra alimentazione: brodi, zuppe e piatti caldi iniziano a lasciare il posto in tavola a pietanze più fresche, nonché a nuova frutta e verdura di stagione. In casa Guidi la stagionalità è d’obbligo, e molti di noi aspettavano con ansia l’arrivo di marzo solo per poter trovare in tavola un prodotto in particolare: i nostri carciofi Exploter.
Carciofi Exploter: la bontà che fa bene
Apprezzatissimi per la loro straordinaria versatilità in cucina e per le preziose doti nutrizionali, i carciofi Guidi Terra di Romagna sono raccolti principalmente tra marzo e aprile. La varietà Exploter che coltiviamo nei nostri campi presenta numerose proprietà benefiche: è ricca di vitamina C e vitamina K essenziali per il sistema immunitario, ma anche di fosforo, potassio e magnesio. L’alta quantità di fibre aiuta a regolare il transito intestinale, mentre gli antiossidanti migliorano la digestione e la salute del fegato.

Quanto al gusto, i carciofi Exploter presentano un sapore delicato e leggermente più dolce rispetto alle varietà di carciofo tradizionali. Sono ottimi alleati in cucina, l’ingrediente perfetto dalle preparazioni più semplici a quelle più elaborate. La consistenza meno fibrosa li rende particolarmente adatti a preparazioni quali piatti gratinati o insalatone, ma la verità è che in casa Guidi noi li apprezziamo praticamente in ogni modo.
Usi e consumi dei carciofi
I carciofi Exploter Terra di Romagna sono sulla nostra tavola primaverile in mille modi diversi. Nella cucina di tutti i giorni, più semplice e rapida, sono ottimi da servire come insalatina in accompagnamento a fettine e tagliate (trovate qui la nostra ricetta della tagliata di pollo con insalata di carciofi). Sono però un ingrediente che utilizziamo tanto anche nella cucina della condivisione, quella dei pranzi della domenica e delle feste passate tutti insieme. Un esempio? Il pollo della domenica con carciofi, perfetto anche come pietanza per la Pasqua.
Tra gli utilizzi che preferiamo di questo prodotto particolarmente versatile c’è anche il trito di carciofi Terra di Romagna, uno dei nostri trasformati disponibile nell’Emporio Guidi a Carpinello di Forlì, nella Bottega dei Guidi a Musano di Roncofreddo e in una serie di botteghe selezionate. Il trito di carciofi sott’olio è utilizzabile in mille modi diversi, come ingrediente a condimento di paste calde e fredde, frittate e panini con salumi e formaggi. È molto apprezzato anche a contorno di carni bianche e pesce, in particolare tonno e salmone. Ma il modo in cui lo preferiamo in casa Guidi è quello più tradizionale e casereccio, su bruschette di pane tostato con un bel giro di olio extravergine d’oliva.
È così, nei piatti più semplici, che apprezziamo tutto il gusto della nostra terra.
Trasformati Guidi: colazioni e merende di qualità dallo scaffale alla tavola
In Agricola Guidi l’attenzione e la cura sono tra i valori che orientano tutte le nostre scelte produttive. Questo vale tanto per la produzione ortofrutticola e avicola, basate su processi definiti e ottimizzati, quanto per quella di tutti i nostri trasformati.
I trasformati Guidi sono prodotti che realizziamo a partire dalle nostre produzioni agricole e da ingredienti tipici del territorio romagnolo. Tra giardiniere e triti di verdure, passata di pomodoro e sughi pronti, marmellate e succhi di frutta, sono tante le categorie di prodotti che si possono trovare sugli scaffali del nostro Emporio, tutte accomunate da scelte produttive precise e consapevoli. Abbiamo detto no a conservanti, coloranti e zuccheri aggiunti, cosa che ci permette di offrire prodotti di alta qualità in ogni fase della giornata, proprio come quelli di una volta.
Trasformati Guidi: cosa mangiare a colazione e a merenda
La più classica delle scelte per la colazione - pane e marmellata - in casa Guidi diventa sinonimo di dolcezza naturale grazie alle nostre Spalmabili di frutta realizzate senza zuccheri aggiunti. La lista degli ingredienti è molto essenziale: solo frutta e zucchero d’uva, dolcificante naturale che dona alle spalmabili un gusto unico.
In famiglia si sa, ognuno ha i suoi gusti e noi cerchiamo di accontentarli tutti. Alle spalmabili realizzate con albicocche rosse e albicocche gialle, provenienti direttamente dai nostri campi della Romagna, abbiamo aggiunto anche quelle di ciliegia, pesca, susina gialla, susina rossa e prugna. E, per dare un ulteriore tocco di golosità alla linea da abbinare ai formaggi, le spalmabili caramellate in due versioni: albicocche rosse e albicocche gialle.
E chi invece preferisce la frutta da bere?

Niente paura: abbiamo pensato anche a loro con una linea di Bevofrutta composti di soli ingredienti naturali. I nostri Bevofrutta sono disponibili in quattro gusti: melagrana, ciliegia, pesca e albicocche gialle Albisole. Un prodotto perfetto per la colazione e la merenda di adulti e piccini, con tutto il gusto della frutta appena raccolta di prima qualità.
Dove trovare i trasformati Guidi?
Spalmabili, Bevofrutta e tutti gli altri trasformati Guidi sono disponibili nel nostro Emporio a Carpinello di Forlì, nella Bottega dei Guidi presso Musano di Roncofreddo e in una serie di altre botteghe selezionate. Per scoprire il negozio più vicino a te puoi scriverci a info@agricolaguidi.com.
Carni antibiotic free: una scelta di salute e sostenibilità
Quanto sappiamo davvero di ciò che portiamo in tavola? È una domanda non sempre semplice, ma che dovremmo porci nelle scelte d’acquisto di ogni giorno. Fare attenzione ai prodotti che scegliamo non significa solo selezionare il cibo in base alle proprietà nutritive e alla stagionalità dei prodotti: significa anche e soprattutto conoscere l’origine di ciò che mettiamo nel carrello. La provenienza geografica e il modo in cui gli alimenti vengono coltivati allevati o prodotti sono indicazioni fondamentali per capire cosa davvero portiamo in tavola. Come Agricola Guidi dare questo tipo di informazioni a chi ci sceglie è una priorità, ed è per questo che su tutte le confezioni delle nostre carni troverai una dicitura che è una garanzia: Allevato senza l’uso di antibiotici.
Fin da quando abbiamo cominciato la nostra attività in ambito agricolo e avicolo, noi di Agricola Guidi ci siamo posti un principio che continua a guidarci ancora oggi: vogliamo produrre e vendere solo alimenti che noi stessi mangeremmo e daremmo da mangiare ai nostri figli. La consapevolezza che ciò che gli animali assimilano in allevamento viene assimilato anche da noi secondariamente traduce questo principio in una pratica ben precisa: scegliere i mangimi migliori ed evitare l’utilizzo di antibiotici, che a lungo andare hanno effetto anche su di noi.
Quello verso la produzione di carni 100% antibiotic free è stato un percorso lento ma costante.
Il progetto è cominciato nel 2012 con una sostanziale riduzione dell’uso di antibiotici nei nostri allevamenti. Ci sono voluti due anni per raggiungere l’obiettivo: una produzione 100% antibiotic free, requisito ancora oggi rispettato da tutta la gamma di prodotti della Filiera Guidi. Nel 2016 il risultato è poi arrivato ufficialmente anche sulle nostre etichette.

Ma come ci siamo arrivati? Sicuramente grazie alla collaborazione di tutta la Filiera, in particolar modo degli allevatori. Il nostro è stato un investimento importante: abbiamo migliorato sia i metodi d’allevamento, sia le strutture a disposizione. Abbiamo studiato un metodo produttivo che, a partire dall’analisi della qualità dell’aria, mira a garantire un ambiente completo sano fatto di aria, acqua e spazi adeguati. Questo ci permette di garantire all’animale un benessere ben superiore alle normative e di prevenire l’insorgenza di malattie, riducendo così la necessità di interventi e cure. Il tutto con vantaggi per la loro salute e anche per la nostra.
Un investimento importante per un altrettanto importante obiettivo
Sono due gli aspetti principali che rendono di fatto quella di essere 100% antibiotic free una scelta etica. Il primo e più immediato è sicuramente la salute dei consumatori. L’interferenza degli antibiotici assunti dagli animali con il microbiota umano è scientificamente provata*, così come lo è la resistenza batterica che l’eccessivo uso di antibiotici causa.
Ma non è tutto, perché l’uso di antibiotici ha un impatto negativo non solo su ognuno di noi, ma anche sull’ambiente che ci circonda. Gli antibiotici espulsi dagli animali finiscono in liquami che possono contaminare terreni e corsi d’acqua, danneggiando i batteri utili lì presenti e alterando così processi naturali come il ciclo dei nutrienti.
Insomma, l’uso di antibiotici in allevamento va ben oltre la sola produzione di carni: è un elemento che genera una reazione a catena. È con questa consapevolezza che portiamo avanti con orgoglio da oltre 10 anni la nostra scelta, fautrice di una vera e propria rivoluzione su un mercato che si è nel tempo sempre più adattato a queste pratiche virtuose.
*Fonte: Livestock Antibiotics Use and Antimicrobial Resistance
Romagna, la terra dei cachi: alla scoperta di uno dei frutti protagonisti dell'autunno
Il loro colore è arancione intenso e la loro polpa è dolce e gelatinosa. In Romagna sono uno dei simboli più iconici dell’autunno: i cachi tingono di tonalità calde i campi e le tavole, portando con sé un sapore e un profumo che sa di tradizione.
Un frutto ricco di storia e folclore
Il caco è una delle più antiche piante da frutta coltivate dall’uomo e le prime testimonianze del suo uso risalgono a più di 2000 anni fa in Cina. Il nome scientifico Diospoyros kaki ha origine greca e significa “cibo degli dèi”, mentre in Giappone il frutto è divenuto simbolo di pace dopo che alcuni alberi sono sopravvissuti al bombardamento di Nagasaki del 1945. In Cina la pianta del caco è anche definita “albero delle 7 virtù” per via di caratteristiche come la sua longevità, la sua resistenza ai parassiti e le sue variopinte foglie caduche, che oltre a nutrire il terreno, vengono utilizzate come ornamento decorativo autunnale.
Esistono diverse varietà di cachi, che variano sia in gusto che in colore. Nei frutteti di Agricola Guidi ne coltiviamo due specie: la Loto di Romagna, la più diffusa in Italia, e la Rojo Brillante.

Loto di Romagna
La varietà Loto di Romagna, tipica dell’omonima regione, è caratterizzata da una buccia color giallo arancio e da una polpa che, quando raggiunge il giusto grado di maturazione, risulta particolarmente dolce e cremosa. Questo tipo di cachi è astringente alla raccolta, che avviene verso metà ottobre, quindi ha un sapore molto acerbo: necessita di maturare circa un mese prima di poter essere consumato. Una piccola curiosità: disporre i cachi acerbi in una cassetta con delle mele accelera il processo di ammezzamento (maturazione), rendendo il frutto ancora più dolce!
Rojo Brillante
La varietà Rojo Brillante proviene dalla Spagna, ma è largamente diffusa in molte zone dell’Italia. Il frutto si presenta con una forma oblunga e una pezzatura più elevata rispetto al Loto, ha una buccia spessa e di color rosso acceso alla maturazione. Essendo del tipo “caco-mela”, la sua polpa risulta più compatta rispetto alle altre varietà “molli” e questo aspetto rende più facile la conservazione.
Cachi: proprietà e valori nutrizionali

Oltre a essere estremamente gustoso, il caco presenta numerosissime proprietà benefiche per la salute, tra cui un alto contenuto di vitamina A e di vitamina C, che permette di potenziare il sistema immunitario ed evitare i malanni invernali. La sua polpa è inoltre ricca di tannini, che aiutano a combattere i radicali liberi, e di sali minerali come calcio e potassio. Infine, i frutti contengono una quantità elevata di carotenoidi, che contrastano lo stress ossidativo e proteggono vista e pelle.
Il caco è particolarmente energetico, con un apporto calorico di circa 65 kcal per 100g, il che lo rende particolarmente adatto per i bambini e gli sportivi.
Come mangiarlo
I cachi sono un frutto estremamente versatile in cucina. Deliziosi da mangiare anche al naturale, soprattutto i Loto di Romagna, sono perfetti per uno spuntino o per una merenda. Basta rimuovere il picciolo e la polpa può essere gustata al cucchiaio come un dessert. Questo frutto si rivela anche un ottimo ingrediente per ricette dolci e salate, come il budino cachi e cacao, la torta di cachi e l’insalata valeriana, cachi e melagrana.
E tu, come utilizzi i cachi in cucina?
Giornata Mondiale dell'Alimentazione: l'impegno di Agricola Guidi per un'alimentazione e un futuro migliori
Il 16 ottobre si celebra la giornata mondiale dell’alimentazione, istituita per ricordare la fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, comunemente nota come FAO, che proprio quest’anno festeggia i suoi primi 80 anni. Il tema di quest’anno, “Mano nella mano per un’alimentazione e un futuro migliori”, mira a promuovere la collaborazione e la cooperazione per migliorare i sistemi agroalimentari, garantendo un futuro più sicuro e più sostenibile.
Per chi lavora nel nostro settore, questa giornata non è solo una ricorrenza, ma anche un promemoria volto a ricordarci che nutrire non significa solo produrre, ma farlo nel rispetto dell’ambiente e delle persone.

Principi come questi vanno a costituire il cuore della nostra mission aziendale: valori che ci impegniamo a rendere tangibili tramite azioni concrete, come l’adozione del modello di sostenibilità “Friend of the Earth”, la scelta di mantenere una filiera corta e certificata e di gestire gli allevamenti zootecnici senza uso di antibiotici.
Parlare di alimentazione oggi significa parlare di responsabilità.
In un mondo che produce tanto, ma spreca ancora di più, l’agricoltura e la zootecnica sostenibile sono una risposta concreta. Alimentazione è rispetto per le risorse idriche, tutela della biodiversità, attenzione ai cicli naturali. È la convinzione che solo una terra sana può offrire un cibo vero. È in questo impegno quotidiano che i valori della Giornata Mondiale dell’Alimentazione trovano la loro risonanza più profonda.
Ma anche ognuno di noi, nel proprio quotidiano, può contribuire a questo cambiamento. Scegliere prodotti stagionali e locali, ridurre gli sprechi, privilegiare una filiera trasparente e rispettosa della terra sono gesti semplici, ma potenti. Ogni acquisto diventa una dichiarazione di valori: il modo più diretto per sostenere chi coltiva con responsabilità e per costruire un futuro alimentare più giusto e sostenibile.

Per noi di Agricola Guidi la Giornata Mondiale dell’Alimentazione è una ricorrenza fondamentale per concentrare l’attenzione su temi che sono parte integrante della nostra attività nel quotidiano. E tu, in che modo contribuisci a un’alimentazione più sostenibile? Condividi le tue scelte con noi: ogni gesto conta.
Uva bianca da tavola senza semi Terra di Romagna: caratteristiche e proprietà di un frutto prezioso
È settembre, mese di stagioni che si danno il cambio e di colori nuovi. La frutta estiva comincia a lasciare spazio a quella autunnale sulle nostre tavole e anche nei nostri campi, dai quali provengono raccolti nuovi. La cura e l’attenzione dell’estate vengono ripagate con prodotti che accompagneranno i prossimi mesi, più freschi ma di certo non meno dolci. Un frutto tra i nostri preferiti - nonché una delle ultime novità in casa Guidi - è la nostra uva bianca da tavola senza semi Terra di Romagna.
Coltivata in un areale produttivo di circa 5 ettari nella provincia di Forlì-Cesena, la nostra uva bianca senza semi è il frutto di un processo produttivo fatto di tanta cura, della capacità di aspettare e anche di una buona dose di innovazione. I campi in cui coltiviamo la nostra uva sono interamente coperti da reti anti-grandine che ci permettono di preservare il raccolto e l’integrità dei frutti anche in caso di intemperie, una garanzia per il nostro lavoro e soprattutto per la qualità del prodotto messo a disposizione per te e la tua famiglia.
Ma quali sono le caratteristiche dell’uva Terra di Romagna e cosa la distingue la nostra varietà bianca senza semi dalle altre? Scopriamolo insieme.

Uva da tavola e uva da vino: quali sono le differenze
L’uva è un frutto dalle numerose varietà e tipologie. Una prima importante distinzione è quella tra uva da tavola e uva da vino, che si differenziano tanto nella forma quanto nel sapore.
Con uva da vino intendiamo tutte le varietà a bacca rossa, nera e bianca utilizzate per la produzione del vino. I chicchi - o bacche - sono tendenzialmente piccoli, hanno la buccia spessa e presentano semi nella quasi totalità dei casi. È un’uva destinata alla fermentazione, dall’alta acidità e molto dolce.
L’uva da tavola è invece quella destinata a essere consumata in purezza. Presenta chicchi più grandi ed è generalmente senza semi. La buccia è sottile, la polpa croccante e tende a essere meno zuccherina e acidula rispetto a quella da vino. Anche l’uva da tavola può presentarsi a bacca nera, rossa o bianca, ed è proprio quest’ultima quella che in casa Guidi non può mai mancare.
L'uva bianca senza semi Terra di Romagna: caratteristiche e proprietà nutritive

L’uva Terra di Romagna presenta una colorazione chiara che può raggiungere tonalità gialle. È un’uva aromatica, dolce e croccante; i suoi acini hanno una forma allungata e sono generalmente abbastanza uniformi.
È un frutto ricco di acqua, di minerali, in particolar modo calcio e potassio, di antiossidanti e di vitamine A e C. Ha un bassissimo contenuto di grassi mentre presenta un quantitativo di zuccheri che si aggira attorno ai 15-16 grammi ogni 100 grammi di frutta.
Come mangiarla?
Si tratta di un frutto molto versatile, da gustare in diversi momenti della giornata e in diverse modalità. A colazione e a merenda ci piace mangiarla chicco per chicco in accompagnamento a uno yogurt, ma anche all’interno di soffici dolci all’uva. A pranzo e a cena invece la nostra uva bianca dà il meglio di sé sia alla fine che all’inizio del pasto, da accompagnare a taglieri di formaggi e affettati.
Il consumo che non ti aspetti? Quello all’interno di piatti salati. Qualche tempo fa ti abbiamo proposto uno dei nostri preferiti: la faraona in versione autunnale ripiena di uva, pinoli, castagne e uvetta sultanina. Una ricetta dello chef Stefano De Gregorio, alias Chef Deg, da non perdere se sei amante dei sapori agrodolci.
E tu, come mangi l’uva bianca? La preferisci in purezza o ami utilizzarla nelle tue ricette? Faccelo sapere!
Nel mondo delle susine Albisole
Qual è il vostro momento estivo preferito? Per noi non ci sono dubbi: la merenda a base di frutta di stagione. Albicocche e susine Albisole, in tutte le loro varietà, si alternano sulla nostra (e sulla vostra) tavola estiva garantendo sempre dolcezza, freschezza e tutta la bontà che nasce dal cuore della Romagna.
A Roncofreddo e a Carpinello, nei campi Albisole, ci prepariamo in questo periodo alla raccolta delle nostre susine. Le varietà esistenti sono centinaia, distinte per colorazione, consistenza e sapore. Perché no, le susine non sono tutte uguali.
Noi di Agricola Guidi ne abbiamo selezionato 3 varietà. Siete pronti a conoscerle?
Susine Stanley: proprietà e caratteristiche

Le susine Stanley sono una varietà appartenente al gruppo delle susine europee (Prunus domestica). Sono la tipologia più “classica”, caratterizzata da una colorazione blu-violacea e da una polpa gialla e dolce. Il loro periodo di raccolta e consumo si concentra tra agosto e settembre, cosa che le rende le prime a crescere nei nostri campi.
Susine October Sun: proprietà e caratteristiche
Le October Sun appartengono invece al gruppo delle susine giapponesi (Prunus salicina). Come il suo nome suggerisce, questa varietà viene raccolta generalmente nel mese di ottobre, anche se i primi frutti sono pronti per essere gustati già a fine settembre. I frutti presentano un colore rosso scuro; la polpa è gialla, soda e ricca di succo.
Susine Angeleno: proprietà e caratteristiche
Anche le Angeleno, come le October Sun, sono una varietà di susine giapponesi. Considerate tra le più tardive - anch’esse disponibili tra la fine di settembre e la fine di ottobre - si distinguono per il loro colore viola scuro e per la polpa giallo-verde, dal sapore leggermente più acidulo rispetto alle altre varietà. Le Angeleno sono tra le susine più apprezzate per il consumo autunnale, e la loro lunga conservabilità permette loro di essere gustate al meglio fino al mese di dicembre.
I benefici

Le susine sono una merenda leggera e rinfrescante, un frutto molto comodo da portare con sé fuori casa, in spiaggia, ovunque la giornata vi porti. Sono un frutto dall’apporto calorico mediamente basso: parliamo di circa 30-35 kcal per 100 grammi di prodotto, anche se questo dato può cambiare leggermente in base alla varietà specifica. In generale, comunque, le varietà appartenenti alle susine giapponesi tendono a essere più zuccherine rispetto a quelle europee.
Quanto alle proprietà nutritive, si tratta di un frutto ricco di vitamine A e C e di sali minerali come potassio e magnesio. Le susine sono inoltre ricche di fibre, e sono molto apprezzate per le loro proprietà lassative.
Susine e prugne sono la stessa cosa?
Ecco una delle domande più gettonate. La risposta esatta è: sì ma anche no. Ma spieghiamola meglio.
La prugna e la susina nascono dalla stessa pianta, il Prunus Domestica, noto come prugno o susino. Il frutto fresco di questo albero è - per l’appunto - la susina, che assume il nome di prugna solo nel momento in cui viene sottoposta a un processo di essiccazione. La distinzione tra i due termini non ha dunque a che vedere con il frutto in sé, ma solo con il suo stato di conservazione.
E ora che conosci questo frutto alla perfezione, non ti resta che gustarlo!
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La Pasqua in casa Guidi tra tradizione e famiglia
Nella famiglia Guidi le tradizioni sono importanti: ci piace continuare a tramandare di generazione in generazione le usanze del territorio romagnolo e quelle strettamente familiari. Usanze arrivate a nonno Giancarlo e alla nonna dai loro predecessori e che loro ci hanno tenuto a insegnare anche a noi figli e nipoti. Con l’avvicinarsi delle festività queste tradizioni diventano sempre più sentite, e se c’è una festività su tutte che le rappresenta pienamente, questa è di sicuro la Pasqua.
La Pasqua nella nostra famiglia è prima di tutto un’occasione per riunirci e stare insieme.

L'Agricola Guidi però per noi è sempre presente, anche a Pasqua. È sulle nostre tavole, nei prodotti che mangiamo, nei piatti della tradizione romagnola che prepariamo con materie prime che sono garanzia di qualità. Noi di Guidi alleviamo e coltiviamo ogni giorno per permetterti di portare il meglio sulla tua tavola, e garantiamo il tutto portandolo anche sulla nostra. Ma quali sono i piatti della nostra tradizione pasquale?
Come tutti i romagnoli, per noi il primo piatto da portare in tavola a Pasqua non può che essere la lasagna della tradizione, realizzata con sfoglia rigorosamente agli spinaci e condita abbondantemente. La sfoglia, neanche a dirlo, è tirata a mano, e la sua preparazione è diventata parte integrante della tradizione pasquale, un processo che unisce nonna e nipoti e al quale nessuno vuole rinunciare.
Per secondo ognuno in famiglia ha le proprie preferenze.
Esiste però un piatto che mette tutti d'accordo e che per non scontentare nessuno la tradizione Guidi ci impone di portare in tavola: la faraona. La nostra faraona rappresenta tutto il buono della cucina semplice. È quella cotta al forno, accompagnata dai nostri imparagonabili carciofi. Non mancano ovviamente contorni di ogni tipo: patate, asparagi, verdure di stagione e chi più ne ha, più ne metta. E per dolce? Non rinunciamo mai alla tradizionale colomba, ma in casa Guidi c’è un fine pasto che li batte tutti: la zuppa inglese della nonna.











